48 ore a Parma

Guida alle bellezze della città ducale

Il cuore romantico e l’anima verace, verdi e il culatello: per tutti, la petite capitale. Visitarla è un piacere per spiriti curiosi.

GIORNO 1

Ore 9.00 – Bar Cocconi
Un locale d’altri tempi con interni di legno e tavoli in marmo per una colazione classica: caffè dalla miscela arabica e robusta della torrefazione locale Ramenzoni, bigné al cioccolato e cannoncini alla crema. Chi ama il salato, ordina un croissant fresco con prosciutto crudo e salsa tonnata.

Ore 10.00 –  Piazza Duomo
È la piazza medioevale della città, con il Duomo e il Battistero e da qui partono i primi passi di un’esplorazione cittadina. Arte romanica in purezza, la Cattedrale custodisce capolavori, dai bassorilievi dell’Antelami alla volta della cupola affrescata dal Correggio, precisione del chiaroscuro e della prospettiva. Uscendo, il Battistero di marmo rosa di Verona scolpito da Antelami agli inizi del Duecento è un’altra icona. La leggenda vuole che il diavolo, geloso della sua bellezza, lo prese a calci per abbatterlo, lasciando un’impronta sulla facciata (cercatela sul lato sud est, sembra davvero la sua).

Ore 11.00 – San Giovanni Evangelista
Subito dietro al Duomo, la chiesa di San Giovanni Evangelista, complesso monastico benedettino dalla facciata barocca, è un’altra cartolina della città. La pianta è a croce latina con tre navate sulle quali si aprono cappelle e ancora una cupola affrescata dal Correggio. Visitando i chiostri e l’antica biblioteca di codici miniati sembra di entrare in una scena de “Il nome della Rosa”. La spezieria che preparava intrugli curativi è ancora lì, con fiaschette, alambicchi e mortai.

Ore 12.00 – Parma Color viola
È in questo piccolo negozio zeppo di flaconcini che si può acquistare il profumo al fiore color malva, diventato leggenda. I primi flaconi di Violetta di Parma, prodotti grazie all’abilità alchemica dei frati, furono creati per la Duchessa Maria Luigia fino a quando Ludovico Borsari riuscì ad ottenere la formula nel 1800 e a ricreare il profumo.

Ore 13.00 – Don Antonio
Arriva fresco dal mare di Sicilia il pesce che Antonio Gianquinto cucina nel suo ristorante nel cuore dell’Oltretorrente, seguendo ricette tradizionali recuperate persino negli archivi storici dell’isola. I menu sono stagionali (ristorantedonantonio.it)

Ore 15.00 – Parco Ducale
A pochi passi dal ristorante, il Parco Ducale conserva ancora i caratteri formali del giardino settecentesco. Gli alberi secolari creano un’elaborata architettura verde attorno ai gruppi scultorei del Boudard e, in fondo ai viali, un lago ospita la Fontana del Trianon, mentre nascosti dal bosco rimangano i resti del tempietto d’Arcadia del 1769. Davanti a Palazzo Ducale, un lungo edificio, che Ottavio Farnese fece costruire nel Cinquecento, c’è un grande spiazzo circolare detto l’étoile, da cui partono a raggiera viali alberati. Chi passeggia, chi legge su una panchina o balla la capoeira nel prato. I più piccoli corrono con il grillo, quel triciclo allungato e a colori che è nei ricordi d’infanzia dagli anni Cinquanta. Si esce dal cancello sul Ponte Verdi per affacciarsi sul Lungoparma, un’ouverture sull’acqua con le case colorate dalle finestre alte e i balconi stretti.

Ore 16.00 – Teatro Regio
Velluti rossi e fregi dorati in una struttura neoclassica voluta da Maria Luigia d’Austria, il Regio è il Teatro d’Opera tra i più importanti in Italia, con milleduecento posti a sedere e più di settantamila biglietti venduti all’anno. È la casa di un pubblico di melomani esigenti. (teatroregioparma.it)

Ore 17.00 – Giro di Shopping
Prodotti di allevatori e coltivatori custodi di della biodiversità si trovano al Rural Market in borgo Giacomo Tommasini (rural.it). Poco più avanti, al numero 12, c’è 333 uno store di ricerca che ha portato in città abbigliamento e arredi dallo stile nordico, come gli oggetti di Fern Living made in Copenaghen o i capi di Bellrose che arrivano dal Belgio (store333.it). Da Sadoo in Strada Repubblica, invece, Cesare Muratori riunisce una sofisticata scelta di gioielli etnici e di design, borse e pashmine (sadoo.it).

Ore 20.00 –  Cocchi
Si esce dal centro storico per raggiungere Cocchi, santuario della tradizione dal 1925: nel menu, oltre a una selezione di salumi, non mancano mai i cappelletti in brodo, bolliti e punta al forno ripiena serviti su tavoli apparecchiati con cura. La carta dei vini è ampia e ben strutturata. Vale la pena prenotare e sedersi a tavola ad assaporare le squisitezze in menu.
ristorantecocchi.it

GIORNO 2

Ore 9 – Antica Pasticceria Pagani
Da cinque generazioni in questa pasticceria di Borgo XX Marzo si punta alla qualità. A partire dai celebri cannoncini allo zabaione con marsala e rum, proprio come li ordinavano Guareschi e Bertolucci. È un must anche la torta ungherese creata da Icilio Pagani il 4 dicembre 1914. Per farla s’ispirò alla versione magiara di Jozsef Dobos: cinque strati sottili di torta margherita, una farcitura di crema ungherese e una spolverata di cacao.
Borgo XX Marzo, 4

Ore 10 – Il Complesso della Pilotta
Fortezza incompiuta con un cortile interno dove i soldati spagnoli giocavano alla pelota. Contiene tre musei (che sono anche centri di ricerca e scambio culturale), la biblioteca Palatina e il Teatro Farnese, un guscio di abete rosso a due piani di logge. Nel 1628 ospitò quattromila spettatori che sulle note di “Mercurio-Marte” (l’opera-torneo di Monteverdi) videro la cavea riempirsi d’acqua, con mostri marini e navi: apoteosi d’idraulica, epica e sfarzo. Dal teatro si accede alla Galleria Nazionale. Vale il biglietto la “Testa di Fanciulla” (“La Scapigliata”) di Leonardo da Vinci, una giovane dai lineamenti dolci e una cascata di ricci scomposti.
Uscendo si attraversano i giardini di piazzale della Pace, pensati alla fine del Novecento da Mario Botta. Qui tra cornici di cemento e vasche d’acqua ci si stende sull’erba per leggere un libro o ascoltare musica sotto al monumento di Giuseppe Verdi.

Ore 13 – Tra l’uss e l’asa
Ci si va per i panini della memoria che mettono insieme tradizione e fantasia. E poi, cotechino tutto l’anno, lesso o lingua con salsa rossa e verde, guanciale di maiale brasato al lambrusco e la vecchia: macinato di cavallo condito con patate e peperoni (tralusselasa.it)

Ore 15 – Museo Bodoniano
Il Nuovo Museo Bodoniano è il più antico museo della stampa in Italia, inaugurato nel 1963 in occasione del 150° anniversario della morte di Giambattista Bodoni, il tipografo piemontese che rese Parma capitale mondiale della stampa a partire dalla seconda metà del ‘700. Il nuovo contenitore è all’interno dell’ex magazzino dei periodici della Biblioteca Palatina. Ha una doppia anima: il racconto della fucina bodoniana da un lato e, dall’altro, quello della cultura di Parma nella sua golden age. Da non perdere, la sezione che illustra le fasi di lavoro di Bodoni, a partire dalla fonderia dei caratteri con i suoi strumenti di lavoro: punzoni, matrici, forme di fusione.
Piazza della Pilotta 3

Ore 16 – La Camera della Badessa
Un indirizzo segreto (o quasi) che, a torto, non sempre finisce nella to do list del visitatore. È il convento di San Paolo che nel Cinquecento ospitò una badessa colta e ribelle, Giovanna Piacenza. Amava circondarsi di intellettuali e artisti come il Correggio al quale fece affrescare la sua camera. Sul camino volle dipinta Diana, dea della caccia, e incisa una frase: per ignum glaudio ne fodias, non disturbare il fuoco con la spada. Il pittore realizzò un’innovativa decorazione illusionistica, con un pergolato dal quale si affacciano putti, tra nicchie simulanti bassorilievi a monocromo.
Via Macedonio Melloni 3

Ore 18 – Zona alternativa
Cultura a Parma significa anche avanguardia. BDC (bonannidelriocatalog.com) è un’ex chiesa sconsacrata vicino al Duomo e al battistero, al 28 di Borgo delle Colonne, una delle più belle vie porticate della città. Spazio privato apre al pubblico per concerti, dj set, mostre, party e incontri letterari con un angolo bar e un giardino per gli aperitivi e l’ultimo drink. Poco oltre, sempre sotto i portici, Canaglie del Naviglio (Borgo delle Colonne, 40B) è un locale dal gusto retro dove bere buon vino e ascoltare musica.

Ore 21 – Ai due platani
Appena fuori città, dove inizia la campagna, il ristorante è accanto alla chiesa di Coloreto. Raccolto e riservato racconta la tradizione parmigiana: informalità dell’ambiente, buon servizio e una cucina interpretata da Gianpietro Stancari che non lascia nulla al caso. Un piatto tra tutti: i tortelli con ripieno d’erbetta o di zucca. Li ordinava persino Gualtiero Marchesi che apprezzava questo indirizzo per la capacità di preparare cucina emiliana di classe. La pasta è preparata fresca ogni mattina, stesa alla comanda. Poi, petto d’anatra con salsa allo sherry, scalogni caramellati e patate e, per finire, il gelato alla crema mantecato direttamente al tavolo. (aidueplatani.com)

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